26/09/2016 – “Torno alle origini con una musica che ripulisce l’anima, la mente e le dita!”

Cremona Musica ospiterà il grande pianista Pietro De Maria, che ha iniziato la sua carriera internazionale grazie alla vittoria dei concorsi Dino Ciani e Geza Anda. Recentemente, ha avuto grande successo la sua incisione integrale della musica di Chopin per la Decca. E stato il primo pianista italiano a realizzarla, sia su CD che dal vivo in concerto. Il suo attuale progetto discografico è dedicato alla musica di Bach, e a Cremona, venerdì 30 settembre alle 16 (sala Zelioli Lanzini), presenterà la sua recentissima incisione del Clavicembalo Ben Temperato, che ha già raccolto unanimi consensi dalla critica internazionale.

Maestro De Maria, può parlarci del CD che presenterà a Mondomusica?
Dopo aver affrontato l’integrale Chopin, sentivo il bisogno di tornare alle origini e per questo ho voluto affrontare il
Clavicembalo Ben Temperato di Bach, incisione che presenterò a Cremona. È musica che ripulisce l’animo, la mente e… le dita! E con i 24 Preludi e Fughe dei 2 libri, Bach, più che dimostrare che si poteva scrivere musica in tutte le tonalità, ha fatto un’indagine sulle possibilità espressive di ognuna di esse, conferendo ad ogni brano un suo preciso carattere. È incredibile la varietà di stati d’animo che si trova in questa musica e spesso il carattere è contrastante tra un preludio e la sua fuga: si va dal carattere severo a quello giocoso, dallo strumentale al corale, dallo spiritoso all’elegiaco, dal marziale al dolce cantabile, dal meditativo al drammatico, dall’intimo al risoluto, dal pastorale al doloroso… E quanto carattere riusciva a dare alle sue fughe Bach con le pause! Un esempio su tutti: il tema della Fuga in la maggiore del I libro. Proprio la molteplicità delle situazioni espressive, oltre al fatto che Bach non ha scritto il Clavicembalo Ben Temperato per uno strumento preciso (il titolo originale in tedesco è La tastiera ben temperata) fa sì che alcuni brani risulterebbero benissimo all’organo, altri invece con l’intima espressività del clavicordo, per altri ancora, come certi virtuosistici preludi, andrebbe bene il clavicembalo… infine, anche un coro a più voci renderebbe giustizia ad alcune fughe e gli Swingle Singers lo sapevano bene! Quindi, in un certo senso, eseguire quest’opera al pianoforte equivale ad una trascrizione, ma Bach stesso ha trascritto molta musica, sua e di altri compositori, per strumenti diversi da quelli per cui era stata originariamente composta!
È stato appassionante inoltre scoprire quanta simbologia vi sia all’interno di questa musica: per esempio, i 12 semitoni che Bach ci fa ascoltare nel Preludio in do maggiore del I libro, sembrano quasi un messaggio per rivelare ai musicisti esperti le note attraverso le quali si svolgerà il percorso dell’opera, mentre nell’ultima Fuga, la 24 in si minore, i 12 semitoni costituiscono il tema, dando vita praticamente alla prima composizione dodecafonica della storia! E non è certo un caso se nella Fuga n. 1 Bach ci fa udire 24 volte il soggetto esposto per intero, un’allusione alle 24 tonalità che verranno ascoltate nel corso del ciclo. Tra l’altro lo stesso soggetto della Fuga n. 1 è composto da 14 note e 14 è la somma delle lettere che compongono il nome Bach tradotte in cifre (B=2, A=1 ecc.). A Mondomusica presenterò anche il doppio CD dell’integrale delle composizioni di Beethoven per violoncello e pianoforte: è il primo CD che ho registrato per Decca assieme a Enrico Dindo. Tra l’altro la nostra collaborazione è nata tanti anni fa proprio per eseguire l’integrale beethoveniana in concerto: il disco è arrivato solo qualche anno più tardi, per cui i pezzi che abbiamo inciso erano stati ben rodati! Anche qui c’è una grande varietà di stati d’animo ed è interessantissimo il percorso che Beethoven fa dalle prime alle ultime Sonate. Nelle due Sonate op. 5 abbiamo una prevalenza del pianoforte rispetto al violoncello, per poi trovare un grande equilibrio nella Terza, concisione formale nella Quarta. Nella Quinta Beethoven raggiunge vertici espressivi trascendentali nell’Adagio e ritorna, come anche nelle opere per pianoforte solo dello stesso periodo, a forme antiche come la Fuga nell’ultimo movimento.

Suonare a Cremona, città di Stradivari e Monteverdi, ha un particolare significato per Lei?
Sì, è incredibile pensare a queste due grandi figure musicali! Ma a Cremona si respira musica tuttora grazie ai liutai che ancora oggi vi operano, all’Accademia Stauffer, al Museo del violino e ad una bellissima programmazione da parte del Teatro Ponchielli e… di Mondomusica!

Qual è, per Lei, il senso delle registrazioni su CD oggi, e come, secondo il Suo punto di vista, l’ascolto della musica registrata sta evolvendosi in rapporto con le nuove forme di fruizione musicale (youtube, streaming, etc)?
Credo che oggi l’aspetto visivo stia diventando sempre più importante, da qui il successo degli streaming e di YouTube, che peraltro è anche uno scrigno di tesori: vi si trovano testimonianze audio-video o solo audio di grandi interpreti del passato. Forse, rispetto a YouTube e alle altre nuove forme di fruizione musicale, il CD rimane importante per la maggiore qualità del suono, che poi in fondo è la cosa più importante quando si ascolta la musica, anche in sala da concerto. Le sale migliori sono quelle che “suonano” meglio e il suono, oltre al modo di fraseggiare, è ciò che distingue un interprete da un altro. Personalmente, quando ascolto qualcosa su YouTube tendo a non giudicare la qualità sonora.

Lei è anche un docente di successo: quali sono le Sue idee sull’attuale sistema dei Conservatori Italiani e sulla Riforma in via di attuazione?
Non insegnando nei Conservatori, ammetto di non essere molto competente per quanto riguarda il sistema attuale. Però, venendo spesso invitato a tenere
master class, ho notato, sia in Italia che all’estero, che ultimamente i ragazzi si lamentano di non avere abbastanza tempo da dedicare allo strumento a causa dell’impegno richiesto da tutte le materie complementari. Penso che sia fondamentale non limitarsi a saper muovere le dita sullo strumento per diventare un grande musicista; d’altra parte è pur vero che in un certo periodo della vita, l’esercizio allo strumento è la cosa più importante.